«UN LEONE DELLA DECIMA MAS»
Così Renato de Robertis definisce
SERGIO NESI, eroico soldato del mare che si arrese soltanto alla Morte. Della
Sua scomparsa il 13 dicembre dello scorso anno ho notizia appena oggi, epifania
2014, da una rievocazione dell’autore, vox clamantis in deserto 1. La grossa stampa, tanto solerte
nel celebrare gli ominicchi vivi che sono morti, tace sugli eroi morti che sono
vivi nella Storia e nel cuore degli Italiani degni di questo nome.
Il
comandante Sergio Nesi, come altri della “Decima’, dal Principe Junio Valerio
Borghese agli ufficiali inferiori, non si è arreso l’8 settembre del ’43: «Che
quell’armistizio fosse una tragica bufala, che nascondeva una resa senza
condizioni – parole sue – lo abbiamo appreso tanto tempo dopo e, nella sua
integrale versione, dopo la fine della guerra» 2.
Come il
comandante Borghese – che
non era fascista ma, innanzitutto, italiano – aveva
aderito alla R.S.I. per difendere non il fascismo, ben- sì la dignità della
Nazione. La “Decima” e i somergibili erano la parte sana della R. Marina, ben
diversa dalla flotta di superficie ‘inspiegabilmente’ inattiva benché di tutto
rispetto 3:
ancora efficiente, «con un pennello nero di resa in testa d’albero, si arrende
a Malta senza sparare un solo colpo di cannone. Una vergogna incancellabile» 4.
Almeno in
parte l’hanno cancellata gli arditi del mare della ‘Decima’, perseguitati,
calunniati ed emarginati in Patria se non sterminati dalle bande comuniste, ma
riconosciuti come leali combattenti dal nemico che rese loro l’Onore delle
armi.
«E questi
eventi perché non sono raccontati nei libri di storia? Perché nei manuali di
storia dei nostri studenti non vi sono spazi per raccontare le vicende
dell’orgoglio nazionale? O le storie di coraggio nazionale e coerenza umana
come quelle di Nesi?».
Così il de
Robertis, che rievoca in chiusura l’ultima vicenda epica dell’eroe: nelle acque
di Pescara, prima d’essere catturato dagl’inglesi, sotto il fuoco delle
mitragliatrici, gettò in mare alcune bottiglie avvolte nel Tricolore.
«Come
D’Annunzio, sul cielo di Pola, nel 1918. E in quelle bottiglie c’erano i
messaggi di dalmati e di istriani, di uomini che non volevano arrendersi al
comunismo e alla patria italiana svenduta»5.
UN RICORDO PERSONALE
di Ferruccio Bravi
L’ing. Nesi, per quanto autore
vigile ed informato, venne a conoscenza tardi e per puro caso del Diario del
mio illustre amico Emilio Bianchi 6, operatore dei mezzi d’assalto
della “Decima” decorato di medaglia d’oro per l’e-pica incursione nel porto di
Alessandria 7.
Egli
apprese l’esistenza della pubblicazione da un comunicato da me diffuso
nell’ambiente della “Decima” per conoscere alcuni dettagli sui contatti fra i
partigiani atesini (non comunisti) e il comandante Borghese in difesa
dell’italianità dell’Alto Adige 8.
Nesi
riscontrò la mia richiesta con alcuni dati assai utili che inserii in un
opuscolo sul Comandante Borghese 9.Gli
inviai in omaggio un esemplare rilegato del Diario, che apprezzò
trattandone diffusamente in uno dei suoi brillanti saggi 9. Oltre
che storico attendibile aveva uno stile elegante e vivace.
Del
nostro carteggio rimane una mia lettera di ringraziamento che trascrivo in nota
affinché non vada smarrita come già le altre in uno dei miei frequenti
spostamenti da allora ad oggi 10.
1
NOTE:
1 Sergio
Nesi, il coraggio di un leone della Decima Mas che scelse di non arrendersi (www.barbadillo, 30 XII 13)
2 Ivi:
‘Intervista in dieci domande a Sergio Nesi’, da ‘Associazione Combattenti Xª Flottiglia
Mas’.
3 Le
superbe corazzate della classe ‘Littorio’ stazzavano nominalmente 35.000
tonnellate secondo i parametri del trattato navale di Washington, ma di
fatto superavano le 40.000: almeno ottomila tonnellate in più delle due massime
unità britanniche immobilizzate nel porto di Alessandria dagli uomini-siluro
della ‘Decima’. – In argomento: Ferruccio Bravi, Un po’ fuori del
mondo e del tempo, Rievocando la splendida avventura di Emilio Bianchi e di
altri arditi del mare, Trento (Tovazzi/Avser) 2010, pgg. 76 e passim.
4 Testuale
dall’intervista.
5 Testuale
da de Robertis.
6 Emilio
Bianchi, Pagine di diario 1940-1945. Memorie di guerra e di prigionia d'un
operatore dei mezzi d'assalto della Marina militare italia-na, Note e
commento di Ferruccio Bravi, Gruppo di Studio Avuer / Pezzini Editore,
Viareggio 1995.
7 Come
spesso accade alla produzione non conformista, quel diario edito dal Centro di
Studi Atesini (da me diretto:1967-2001) non ebbe recensioni e finì sottobanco
nelle librerie; tuttavia, con un’accorta “catena di S. Antonio fu rapidamente
smaltito (da allora ad oggi: tre edizioni e tre ri-stampe).
8 Testo
del comunicato: «10 aprile 1995 – Alle persone e alle associazioni in
indirizzo: sono un vecchio amico della Medaglia d’Oro Emilio Bianchi, eroe di
Alessandria e autore di un Diario di guerra e di prigionia apprezzato
per l’av-vincente narrazione e, soprattutto, per il valore documentario e
l’obiettività nel riferire gli eventi, senza vanagloria e protagonismo, secondo
l’etica di Teseo Tesei. Da parte mia ho collaborato nella stesura delle note e
dei commenti.
Tale
esperienza per me nuova – essendo stato soldato di terra e non di mare e
studioso di glottologia e storia locale dell’Alto Adige dove risiedo– si
estende ora all’indagine di eventi marginali. In particolare: vorrei far luce
sugli asseriti contatti del Comandante Borghese e la "resistenza" non
comunista dell'Alto Adige e dell'Istria, contatti mirati ad una comune difesa
dell'italianità delle due marche di confine insidiate da Gauleiter austriacanti
e dalle bande di Tito.
Sull'Istria
ho un minimo d'informazione sicura, specie sulle intese fra il Comandante della
Decima con Nino Sauro e la M.O. istriana Marceglia, emissario di De Courten; ma
sull'Alto Adige, oltre a vaghe testimonianze raccolte in loco, dispongo solo
delle opere inaffidabili del Bertoldi e del Rocca. Fra l’altro non so quanto ci
sia di vero circa un centro in apparenza 'assistenziale' istituito a Cortina
d'Ampezzo dal Comandante Borghese per aiutare i clandestini di Bolzano. Per
sincerarmi ho avvicinato alcuni 'partigiani bianchi' alto-atesini, i quali
all'ingresso dei c.d. Liberatori erano stati spiazzati dai rossi di Pertini.
Tutti reticenti, gli interpellati: sapevo che sulla
storia contemporanea gravano formidabili tabù, ma non mi aspettavo tante
"bocche cucite" o insincere.
Al
dunque, prego i destinatari della presente di comunicarmi eventuali dati nuovi
e meno incerti in argomento.
Grato
d'un cortese riscontro, con i più cordiali saluti - il direttore del Centro di
Studi Atesini Dr. Ferruccio Bravi.
9 F. Bravi,
Il Principe, Junio Valerio Borghese, G.S.
Avser, Torre del Lago 2002, pgg. 82.

11 Testo
della lettera (Bolzano, 26 XI 1996):
«Egregio Ingegner Nesi, Le sono grato
per la bella recensione fatta dal Suo "secondo" opportunamente
indirizzato da Lei. Bianchi ne sarà lusingato, soprattutto perché apparirà
nella prestigiosa rassegna diretta a suo tempo dal compianto dott. Ciabatti che
mi onorò della sua amicizia. Spero di vederla pubblicata anche nel
Notiziario dell'Ass. Combattenti X Mas e non credo siano
d'impedimento le polemiche allusioni a Durand de la Penne, Anzi, mi pare di
aver letto proprio su quel notiziario un giudizio non proprio lusinghiero sul
personaggio, più che per il suo protagonismo uggioso, per i servizi
resi al nemico da cobelligerante badogliano.
Grato
anche per il Suo sostegno nella diffusione del Diario che è letto con
interesse nell’ambiente della Marina Militare e in
particolare, come li chiamano ora, degli
"incursori". Cordiali saluti F.B.».
CVRRICVLUM VITAE
(Dati estratti da articoli in rete)
Nato a
Corticella (Bologna) il 25 maggio 1918. Frequenta l’accademia navale (corso
Alcione) dall’agosto 1937 e ne esce come aspirante guardiamarina nel giugno
1940.
Imbarcato
sull’incorociatore Montecuccoli con l’incarico di direttore del contraereo fino
al luglio 1943. Alla data dell’<<armistizio>>, con il grado di
tenente di vascello, frequenta a Portorose (Trieste) il corso di Osservazione
Aerea della Marina Militare.
A
novembre è richiamato dal Ministero della Marina della Repubblica Sociale
Italiana; in servizio nella X Flottiglia MAS alle dirette dipendenze di Junio Valerio
Borghese e Mario Arillo.
Nel
marzo 1944 assume il comando della Base Operativa Sud di Fiumicino, presso
Villa Torlonia sul lago di Traiano, per operare contro le forze da sbarco
alleate ad Anzio e Nettuno fino a Giugno, quando l’invasore entra in Roma.
Il 14
maggio 1944, alla guida dello SMA 318, avvistata una corvetta nemica, manovra per
avvicinarla. Benché a sua volta avvistato prosegue l’avvicinamento fino a poche
decine di metri e con tiro di bombe a getto centra e affonda l’unità.
In una
successiva azione nelle acque di Ancona il suo SMA, investito da mitragliamento
nemico, affonda. In procinto di essere catturato Nesi getta in mare alcune
bottiglie avvolte nel Tricolore contenenti messaggi di Dalmati e Istriani.
Prigioniero
in Algeria nel 211 POW e poi nel Campo ‘S’ a Taranto, dal quale evade nell’aprile
1946.
Radiato dai
ruoli della Marina e posto in congedo assoluto, ha lavorato come operaio
fuochista nello zuccherificio di Bologna, laureandosi al contempo in ingegneria
civile.
Assunto
nel Genio Civile di Bologna e poi nei ruoli del Ministero Lavori Pubblici nel
1952.
In
quiescenza nel 1973 e, successivamente, vice presidente dell’Associazione
Combattenti Decima MAS.
Muore a
Bologna il 14 dicembre 2013.
CROCE DI GUERRA AL MERITO – 1941.
CROCE DI GUERRA AL AL MERITO – 1942.
CROCE DI GUERRA AL V.M. SUL CAMPO: «Diret- tore di
tiro c.a. di Incrociatore colpito durante un attacco aereo nemico, portatosi
personalmente al complesso reagiva prontamente con tiro intenso ed efficace.
Successivamente si prodigava con slancio nelle misure di sicurezza e nella
rimessa in efficienza degli impianti avariati e partecipava alla ricerca dei
feriti». — Mar Tirreno, 4 dicembre 1942.
CROCE DI GUERRA AL MERITO – 1943.
MEDAGLIA D’ARGENTO AL V. M.: «Comandante di base
avanzata di mezzi d'assalto, durante una missione offensiva contro i
rifornimenti sulla testa di ponte di An-zio, avvistata una corvetta, attaccava
l'unità nemica con bombe antinave, dimostrando somma decisione e gran-de
sprezzo del pericolo. Colpita l'unità nemica, che è da ritenersi affondata,
dati i danni riportati, manovrava con serena, particolare perizia, riuscendo a
trarre in salvo l'unità a lui affidata dalla violenta reazione di fuoco di
altre unità nemiche accorse sul punto dello scontro. Esempio di grande
coraggio, decisione, serena valutazione del-le situazioni e attaccamento al
dovere». – Acque di Anzio, 1944.
CROCE DI FERRO TEDESCA DI SECONDA CLASSE – Acque di
Anzio, 25 maggio 1944.
MEDAGLIA D’ARGENTO AL V. M. SUL CAMPO – Brioni –
Acque di Ancona, 13 aprile 1945.
DECORAZIONI
(Dati estratti da articoli in rete)
Pubblicazioni di Sergio Nesi sulla “X Mas”:
◙ Decima flottiglia nostra... I mezzi d'assalto
della Marina italiana al sud e al nord dopo l'armistizio, Milano (Editrice
Mursia, 1987, II edizione, adottato come testo ufficiale dal-l’Ufficio Storico
della Marina Italiana.
◙ Il cosiddetto "piano De Courten" e la
difesa dei confini orientali, in "Storia Verità", n.
22, luglio-agosto 1995.
◙ Rivisitando storie già note di una nota
flottiglia. Parte prima: Riflessioni sulle "Pagine di diario
1940-1945" di Emilio Bianchi, Diario di guerra di un ignoto marò del btg.
Barbarigo a Nettuno. Parte seconda: una fallita " Pearl Harbour", a
Livorno. Attacchi al ix Korpus jugoslavo alla frontiera orientale, Bologna
(Lo Scarabeo) 2000-2003.
◙ Un alcione dalle ali spezzate, Bologna (Lo
Scarabeo) 2003.
◙ Junio
Valerio Borghese: un Principe, un Comandante, un Italiano, Bologna (Lo
Scarabeo) 2005 (opus magnum).
◙ Scirè. Storia di un sommergibile e degli uomini
che lo resero famoso, Lo Scarabeo, Bologna, 2007.
◙ Ozegna,
8 Luglio 1944, Lo Scarabeo, Bologna, 2008.
Fonti
bibliografiche:
Bagnasco Erminio, I MAS e le
motosiluranti italiane (1906-1968), a cura dell'Ufficio Storico della
Marina Militare, R o m a (Ediz. U.S.M.) 1969, II ediz., passim.
Bianchi Giovanni, Teseo Tesei
e gli assalitori della Regia Marina, Marina di Massa (Edizioni Sarasota)
2005, passim.
Borghese Junio Valerio, Decima
Flottiglia M.A.S.: dalle origini all'armistizio, Milano (Garzanti) 1971,
III ediz., passim.
Bravi Ferruccio, Squarci di
controstoria: il Principe Junio Valerio, Lucca (Auser) 2004, II ediz., pgg.
35, 42, 44, 48, 52-54, 89.
stesso, “Un po’ fuori
del mondo e del tempo…”, edizione su CD-R in attesa di stampa, Trento (La
Réclame) 2010, pgg. 30, 79-80, 98, 131.
De Felice Sole, La Decima
Flottiglia Mas e la Venezia Giulia 1943-45, Roma (Edizioni Settimo Sigillo)
2003, II ediz.
De Risio Carlo, La X MAS contro
gli anglo-americani dopo l'armistizio, su «Nuova Storia Contemporanea,» Anno XVII 1 gennaio-
febbraio 2013, pgg.100-101, 104-105, 109.
Ghetti Walter, Storia della Marina Italiana nella seconda guerra mondiale, i-ii, Milano (De Vecchi Editore) 1968.
Guglielmotti Umberto, Storia della
Marina Italiana, R o m a-Milano (Vito Bianco Edit.) 1961, ii ediz.
LA BELLA PROSA DI SERGIO NESI
«Un libro da leggere
due volte»
PAGINE DI DIARIO 1940-1945 Di Emilio Bianchi
Bianchi
è un marinaio anomalo, nato nell’alta Valtellina. Cosa gli passò per la testa
di partire volontario in Marina…
Divenne
una leggenda del mare.
I grandi silenzi delle
valli alpine sono sempre rimasti in lui e ne hanno forgiato il carattere,
assieme ai grandi silenzi delle profondità marine.
Tutto
questo lo si ritrova nella narrazione, sorprendentemente semplice, lineare,
calma, mai sopra le righe.
Il
testo, per gustarlo appieno, occorrerebbe leggerlo due volte. Le numerosissime
e necessarie annotazioni di Ferruccio Bravi interrompono il ritmo, la
‘suspense’, l’emozione, la commozione, con i particolari storici degli
avvenimenti e l’interpretazione, per i profani, dei termini marinareschi.
La
seconda lettura, una volta assimilato il contenuto delle note, scorre, veloce,
piana.
La
sconcertante semplicità di linguaggio mi fa apparire Bianchi come un buon nonno
antico, che racconta le sue storie ai nipotini raccolti attorno a lui, accanto
a un focolare acceso.
Transunto da: Rivisitando
storie già note, vol. I