Appello
agli Italiani
È
notizia fresca che il TAR del Lazio ha dato ragione alle richieste di
un
gruppo minoritrario
di
separatisti Tirolesi, rispondenti
alla sigla Heimatbund,
ai quali era stata precedentemente negata la possibilità di
affiggere nella capitale 1.000 manifesti riportanti la scritta «
Il
Sud-Tirolo non è Italia
».
Il
21 dicembre scorso
il TAR si
è espresso a favore dell'affissione ritenendo che “lo
slogan ‘Il Sud-Tirolo
non è Italia’ non ha carattere ingiurioso né si appalesa in alcun
modo lesivo della Costituzione italiana”
proseguendo
poi nell'affermare che ciò “è
pienamente tutelato dalla libertà di espressione costituzionalmente
garantita”.
Ecco
fino a che punto siamo arrivati. Con l'intento di salvaguardare la
“sacrosanta libertà d'espressione” si manca di rispetto, per
l'ennesima volta, a tutti gli italiani. I
più non se ne rendono conto, ma permettere questo
è quasi come tollerare un vilipendio alla bandiera o al capo dello
Stato, altro che storie! È
l'ennesima triste
riprova di come all'interno del nostro apparato statale manchi
assolutamente una qualsiasi forma di organizzazione unitaria.
Uno
dice una cosa, l'altro sostiene e approva l'opposto. Il tutto a
supremo vantaggio di chi tira l'acqua al suo mulino, come gli
autonomisti “sudtirolesi”.
L'affissione dei manifesti a Roma è soltanto l'ultima di una lunga serie di provocazioni a discapito degli italiani, con tanto di beneplacito delle istituzioni, da parte di una minoranza arrogante ed economicamente forte che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi è riuscita a ritagliarsi un ruolo politico e sociale dominante all'interno della propria provincia. Chiunque sia passato attraverso l'Alto Adige o ne abbia anche soltanto una conoscenza superficiale derivata da documentari televisivi o letture di opuscoli turistiche, ha la percezione di trovarsi in un luogo diverso dall'Italia o addirittura di sentirsi uno straniero. Per molti italiani infatti non desterebbe alcuno scalpore o sdegno leggere un manifesto come quello che verrà affisso a Roma, poiché appare naturale ai più pensare all'Alto Adige come ad una terra tedesca strappata ingiustamente all'Austria con la Vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Questo è il risultato del progressivo processo di radicamento della minoranza tedescofona sul territorio, ottenuto attraverso la loro ferrea determinazione e la mollezza della nostra classe politica, incapace di avere non solo un atteggiamento protettivo, ma anche riconoscente verso le migliaia di vite umane spese nella riconquista del confine al Brennero. E se dall'esterno abbiamo così una visione falsata e distorta della realtà alto atesina, all'interno di essa la componente italiana vive in un clima di tensione sociale con la controparte tedesca. Alla faccia dei tanto decantati principi democratici, del rispetto delle minoranze, della pacifica convivenza, gli italiani d'Alto Adige subiscono affronti, provocazioni, emarginazione e diventano loro stessi minoranza all'interno della propria Nazione. Un assurdità che non desta nell'opinione pubblica e nelle istituzioni alcun tipo di reazione. Pensate per un momento se ai nostri compatrioti istriani, fiumani e dalmati è mai stato lasciato fare qualcosa del genere? Pensate alle fatiche, alle difficoltà, alle lotte che soltanto negli ultimi anni sono riuscite a produrre alcune concessioni nei loro confronti, come il bilinguismo nella toponomastica. In Alto Adige invece si sta tentando di eliminare la doppia nomenclatura, partendo dai sentieri di montagna e dai paesi, ma con l'obbiettivo di eliminare l'italiano ovunque, in favore del tedesco, con l'appoggio della sigla autonomista più importante nella provincia la SVP (Sudtiroler Volkspartei). I fratelli istro-dalmati avevano sicuramente più diritto degli alto atesini di lingua tedesca di pretendere un rispetto ed un riconoscimento che per lunghi decenni gli è stato negato. Questi invece, mai paghi delle concessioni avute, pretendono sempre di più, in barba alla storia, alle leggi, alle convenzioni ed infine al buon senso stesso.
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I manifesti che il TAR del Lazio lascerà affiggere nella capitale. |
L'affissione dei manifesti a Roma è soltanto l'ultima di una lunga serie di provocazioni a discapito degli italiani, con tanto di beneplacito delle istituzioni, da parte di una minoranza arrogante ed economicamente forte che dalla fine della seconda guerra mondiale ad oggi è riuscita a ritagliarsi un ruolo politico e sociale dominante all'interno della propria provincia. Chiunque sia passato attraverso l'Alto Adige o ne abbia anche soltanto una conoscenza superficiale derivata da documentari televisivi o letture di opuscoli turistiche, ha la percezione di trovarsi in un luogo diverso dall'Italia o addirittura di sentirsi uno straniero. Per molti italiani infatti non desterebbe alcuno scalpore o sdegno leggere un manifesto come quello che verrà affisso a Roma, poiché appare naturale ai più pensare all'Alto Adige come ad una terra tedesca strappata ingiustamente all'Austria con la Vittoria italiana nella prima guerra mondiale. Questo è il risultato del progressivo processo di radicamento della minoranza tedescofona sul territorio, ottenuto attraverso la loro ferrea determinazione e la mollezza della nostra classe politica, incapace di avere non solo un atteggiamento protettivo, ma anche riconoscente verso le migliaia di vite umane spese nella riconquista del confine al Brennero. E se dall'esterno abbiamo così una visione falsata e distorta della realtà alto atesina, all'interno di essa la componente italiana vive in un clima di tensione sociale con la controparte tedesca. Alla faccia dei tanto decantati principi democratici, del rispetto delle minoranze, della pacifica convivenza, gli italiani d'Alto Adige subiscono affronti, provocazioni, emarginazione e diventano loro stessi minoranza all'interno della propria Nazione. Un assurdità che non desta nell'opinione pubblica e nelle istituzioni alcun tipo di reazione. Pensate per un momento se ai nostri compatrioti istriani, fiumani e dalmati è mai stato lasciato fare qualcosa del genere? Pensate alle fatiche, alle difficoltà, alle lotte che soltanto negli ultimi anni sono riuscite a produrre alcune concessioni nei loro confronti, come il bilinguismo nella toponomastica. In Alto Adige invece si sta tentando di eliminare la doppia nomenclatura, partendo dai sentieri di montagna e dai paesi, ma con l'obbiettivo di eliminare l'italiano ovunque, in favore del tedesco, con l'appoggio della sigla autonomista più importante nella provincia la SVP (Sudtiroler Volkspartei). I fratelli istro-dalmati avevano sicuramente più diritto degli alto atesini di lingua tedesca di pretendere un rispetto ed un riconoscimento che per lunghi decenni gli è stato negato. Questi invece, mai paghi delle concessioni avute, pretendono sempre di più, in barba alla storia, alle leggi, alle convenzioni ed infine al buon senso stesso.
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Cartelli sui sentieri di montagna in cui il bilinguismo è stato riapplicato a colpi di pennarello |
Ci
sembra quindi giusto divulgare e far conoscere, non solo ai nostri
lettori, ma ad un pubblico il più ampio possibile, le origini della
regione alto atesina, la sua storia e le sue particolarità, oggi per
lo più misconosciute o,
come già detto, addirittura stravolte. Dimostrare
come la componente italiana sia parte integrante e determinante di
quei territori e non una goccia nel mare magnum delle “terre
tedesche”. In
molti, ancora
oggi,
vogliono propinarci una mistificazione storica in perfetta linea col
progetto del fu Impero Austro-Ungarico, il quale dal XIX°
secolo
in poi spinse per germanizzare e slavizzare le provincie italiane
ancora in suo possesso. È
nostro precipuo compito chiarire meglio le
idee
in
merito,
eliminando ogni ombra di dubbio circa
l'italianità di quei luoghi.
Questo
interesse ci è derivato dal nostro fondatore Ferruccio Bravi,
glottologo, per lunghi anni reggente dell'Archivio di Stato di
Bolzano, animatore della scena culturale locale
con il suo Centro di Studi Atesini e strenuo difensore
dell'italianità di quei territori. A lui dobbiamo le nostre
conoscenze in materia ed una visione diversa delle complesse vicende
storico-linguistiche del nostro
confine nord-orientale.
Pertanto
inizieremo
pubblicando una
parte della seconda edizione di un suo
vecchio libro, pubblicato nel 1963 ed intitolato “Le
Fiere di Bolzano e
le
attività mercantili italiane nel passato”.
Suddiviso
in due parti – cenni storici e documenti – abbiamo deciso di
pubblicare soltanto la prima per
snellirne la lettura. Il testo di Ferruccio è preceduto da una
vibrante e decisa introduzione di Andrea Mitolo, al tempo federale
del M.S.I di Bolzano e fraterno amico del nostro fondatore. Letta
oggi, a
distanza di cinquant'anni,
appare quanto mai profetica e
attuale.
Nel
libro
si delinea
in
modo scorrevole, ma puntuale,
la
storia della presenza italiana a Bolzano fin
dalle sue origini e del ruolo che la lingua di Dante ebbe per lunghi
secoli all'interno della città tanto
nell'ambito
delle attività commerciali, quanto
in quelle
amministrative e culturali. Avremmo voluto affrontare anche il tema
delle più remote fasi storiche dell'Alto Adige - parlare degli
antichi Reti, di
Roma,
dell'alto medioevo – e di
quelle a noi più vicine – Risorgimento, Grande Guerra, Fascismo -
ed
avevamo in
proposito
già pronte una serie di domande da porre a Ferruccio. Purtroppo
alcuni
suoi
problemi
di salute non ci
hanno
permesso di iniziare il progetto che sarà quindi
destinato
ad altra data. Seguirà dunque, dopo “Le
Fiere di Bolzano”,
una ricca intervista all'amico Eriprando Della Torre di Valsassina,
incentrata
sulla difficile situazione attuale della provincia atesina e
sull'importante accordo Degasperi
– Gruber che sta alla base delle problematiche vissute oggi dagli
italiani in quei territori. Un'intervista
che vi consigliamo
di leggere con la massima attenzione per la sua equilibrata capacità
di analisi.
Per
concludere vogliamo evidenziare che nostro
intento non è solo quello di dimostrare come l'Alto Adige sia fin
dalle sue remote origini parte integrante della nostra Nazione,
limitandoci
soltanto all'aspetto storico-culturale, ma stimolare una decisa
presa
di posizione. Queste
nostre pubblicazioni vogliono essere una sorta di appello
agli Italiani!
Forse è giunto il momento di tornare compatti nelle piazze
imbracciando il tricolore, magari proprio a Bolzano, non solo per
dimostrare la nostra vicinanza ai fratelli alto atesini dimenticati
da uno Stato indifferente,
ma anche per ritrovare la consapevolezza viva e vibrante della nostra
Identità. La situazione dell'Alto Adige rispecchia nel piccolo la
mancanza di Amor
di Patria
ormai dilagante in tutta Italia. Sarebbe
giunto il momento di dimostrare con un azione simbolica e condivisa,
che non ancora tutti si arrendono a questo stato di cose. Auspichiamo
che questi
nostri lavori siano per
le varie associazioni, i movimenti, le sigle politiche che hanno
ancora a cuore l'Italia, uno
stimolo a riporre
nel cassetto i
propri dissapori affinché
in uno sforzo congiunto si ritrovino ai piedi del Monumento alla
Vittoria per ribadire ai “sudtirolesi”
da strapazzo che L'ALTO ADIGE È
ITALIA!
Gruppo
di Studio AVSER
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