È
passato un po' di tempo dalla nostra ultima pubblicazione sul sito,
ma ripartiamo proprio da dove avevamo concluso: la storia degli
agenti dei consorzi agrari (leggi qui). Stavolta lo facciamo però da
un'angolatura diversa, attraverso una ricca intervista ad una voce
autorevole in materia: Paolo Zangarini, bolognese, da cinquant'anni
segretario nazionale dell'A.N.S.A.C.A.P. (Associazione Nazionale
Sindacati Agenti dei Consorzi Agrari Provinciali), impegnato su tutti
i problemi della categoria e, da sempre, firmatario dell'accordo
economico collettivo tra i Consorzi Agrari ed i suoi agenti di
commercio. Nell'intervista vengono affrontate in modo più
dettagliato e tecnico molte delle problematiche che avevamo toccato
nel precedente articolo. Problematiche a cui, purtroppo, ancora non
si riesce a dare un'adeguata risposta, mentre gli agenti sono in
febbrile attesa del nuovo accordo collettivo.
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Paolo Zangarini |
1)
Dott. Zangarini, come prima domanda di questa nostra intervista sugli
agenti dei Consorzi Agrari, vorremmo chiederle di spiegare brevemente
ai nostri lettori come sono nati ed in cosa consistono la strutture
entro la quale operano gli agenti?
I
Consorzi Agrari sono società cooperative, nate, negli ultimi anni
del 1800 e nei primi del 1900 con la funzione di gruppi di acquisto a
favore degli agricoltori, soci.
Nel
1892 si costituiva a Piacenza la Federconsorzi, una organizzazione a
livello nazionale con compiti logistici e di coordinamento per tutte
le attività commerciali nel campo agricolo.
Il
regime fascista sfruttò la presenza di questa capillare rete
commerciale, presente in ogni provincia (94 nel 1939) per supportare
la propria politica agraria, arrivando fino all’ammasso
obbligatorio del grano.
Dopo
la liberazione il mondo consortile si consolidò sulla base di un
rapporto piramidale fra Consorzi agrari e Federconsorzi, cooperativa
di secondo grado il cui soci erano i consorzi agrari.
Questo
stato di cose è andato avanti fino al 17 giugno 1991, quando la
Federconsorzi è stata sottoposta a commissariamento e liquidazione,
trascinando nel proprio crac finanziario la maggior parte dei
consorzi agrari, fortemente indebitati con la stessa Federconsorzi,
e, salvo poche eccezioni, posti in liquidazione coatta amministrativo
con esercizio provvisorio .
Mentra
alcuni Consorzi Agrari non si sono ripresi, altri sono rientrati in
bonis ed hanno realizzato accorpamenti, anche alla luce della legge
di riforma 28 ottobre 1999 n. 410, in base alla quale i consorzi
agrari hanno perso la loro caratteristica pubblicistica per diventare
normali società cooperative.
La
rete commerciale dei Consorzi Agrari era unica al mondo, essendo
presente con un proprio punto vendita in ogni paese d’Italia.
Oltre
3.500 depositi per la distribuzione dei prodotti utili
all’agricoltura, macchine, prodotti petroliferi e, sovente,
commercio al dettaglio di articoli per il giardinaggio, la cura degli
animali e generi alimentari (talvolta olio, vino e pasta prodotti da
stabilimenti degli stessi Consorzi Agrari), collegati con magazzini
per l’ammasso volontario del grano e di altri cereali, gestiti da
agenti, con rappresentanza e con deposito, con una molteplicità di
incarichi.
Oltre
alla promozione di affari (art. 1742 c.c.), i rappresentanti sono
anche incaricati di concludere gli affari promossi, hanno l’incarico
di custodire i prodotti affidati in deposito, di effettuare le
consegne ai clienti, oltre a gestire l’ammasso dei cereali ed a
svolgere l’attività di sub-agente assicurativo.
Il
numero delle agenzie si è sensibilmente ridotto, per realizzare
economie gestionali, ma quelle rimaste mantengono intatto il modello
classico.
2)
Quando nacque l'associazione sindacale tra agenti dei vari Consorzi
Agrari? E chi furono i protagonisti di quell'evento?
Gli
agenti dei consorzi agrari capirono la necessità di parlare con una
sola voce alla propria unica ditta mandante, la quale esercitava una
discriminazione sul piano contrattuale, tentando in ogni modo di
realizzare trattative individuali discriminatorie.
Per
questo nacquero, in molte province, sindacati degli agenti, con
l’intento di creare un dialogo continuativo e trattare in maniera
unitaria tutti gli aspetti contrattuali.
Vista
la riottosità dei consorzi agrari, nel 1964 gli agenti di tutta
Italia organizzarono una manifestazione in Piazza Curtatone a Roma,
di fronte al palazzo della Federconsorzi, per evidenziare la
necessità di una maggiore considerazione della categoria.
Era
presente una folta delegazione, di circa 650 agenti, i quali,
rendendosi anche conto della necessità di un coordinamento
nazionale, cui concepirono l’A.N.S.A.C.A.P., formalizzata con
statuto sottoscritto a Roma il 16 aprile 1965, registrato con rogito
rep. 215406 del dott. Romualdo Manoni.
Il
nome dell’associazione è l’acronimo di Associazione Nazionale
dei Sindacati degli Agenti dei Consorzi Agrari Provinciali.
Una
federazione di secondo grado, nata per assistere i sindacati
provinciali e coordinarne l’attività, recependo le esigenze della
base, per favorirne la soluzione.
Per
mantenere viva la propria presenza e favorire un dialogo attivo con
la base, A.N.S.A.C.A.P. ha pubblicato per oltre vent’anni un
periodico (L’Agente CAP), mensile di otto pagine in formato
tabloid, con tiratura di 3.500 copie, destinate ai 3.500 paesi nei
quali esisteva una agenzia del consorzio agrario.
Il
primo problema della neonata federazione fu quello di trovare un
interlocutore e di ottenere il riconoscimento da parte dei consorzi,
totalmente refrattari a qualsiasi soluzione di tipo collettivo.
I
consorzi, infatti, hanno sempre rifiutato il riconoscimento degli
accordi economici collettivi, adducendo motivazioni insulse, ma
capaci di creare un muro invalicabile.
A.N.S.A.C.A.P.
realizzò allora un “ufficio contratti”, il quale, in possesso di
espressa ed incontestabile delega dei singoli agenti, andò presso
tutti i consorzi agrari per trattare la formulazione del “contratto
individuale”, con il non celato intento di renderli tutti identici,
così da gettare le basi di una contrattazione collettiva.
L’azione
fu talmente capillare e tenace da fiaccare le pur tenaci resistenze
dei consorzi agrari, i quali si rivolsero alla Federconsorzi
implorando una soluzione.
La
Federconsorzi non aveva, statuariamente, poteri sui rapporti di
agenzia dei consorzi agrari, ma aveva al proprio interno
l’Associazione Sindacale dei Consorzi Agrari (ASSOCAP), cui erano
demandati i rapporti di lavoro dei dipendenti e dei dirigenti dei
Consorzi.
Bastò
una buona parola del Presidente Fedit (Sen. Truzzi) e la buona
volontà del Presidente ASSOCAP (Avv. Codicè) per realizzare una
piccola modifica statutaria di ASSOCAP, la quale assunse l’incarico
anche della contrattazione collettiva per gli agenti.
A.N.S.A.C.A.P.
aveva finalmente trovato il proprio interlocutore.
Va
opportunamente precisato, a scanso di equivoci, che ASSOCAP era –
ed è – una associazione sindacale con propria personalità
giuridica e, pur avendo sede nel palazzo della Federconsorzi, ha
sempre avuto totale autonomia, per cui non è stata attratta nel
crollo Fedit (salvo dover trovare una nuova sede) ed ha proseguito
ininterrottamente la propria attività contrattuale per dirigenti,
dipendenti ed agenti dei consorzi agrari.
3)
Com'era disciplinato il contratto di agenzia prima della nascita di
A.N.S.A.C.A.P?
Per
comprendere lo sviluppo dell’incontro-scontro fra A.N.S.A.C.A.P. ed
ASSOCAP, è necessario inserirlo nel quadro più ampio del contratto
di agenzia.
Le
norme collettive degli agenti di commercio hanno avuto uno sviluppo
storico articolato, che esaminiamo in larga sintesi.
Dopo
quello del 25 maggio 1935, vide la luce l’accordo economico
collettivo 30 giugno 1938, cogente ed inderogabile ancora oggi, e
presupposto di tutti gli accordi successivi, stipulati fra le
organizzazioni sindacali degli agenti e delle ditte mandanti nei
settori commercio, industria, artigianato, cooperazione.
Con
D.P.R. 29 dicembre 1960 n. 1842 venne reso “erga omnes” l’A.E.C.
13 ottobre 1958 per il settore commercio e con D.P.R. 16 gennaio 1961
n. 145 fu fatta analoga operazione per l’A.E.C. 20 giugno 1956 nel
settore industria.
Tutti
gli A.E.C. successivi hanno, invece, valore squisitamente
privatistico e sono applicabili solo alle parti aderenti alle
associazioni stipulanti, o, in ogni caso, ai rapporti in cui sia
citata contrattualmente l’applicabilità della discplina
collettiva.
Con
la direttiva CEE 86/635 del 18 dicembre 1986 e la successiva
riscrittura degli articoli 1742-1753 c.c. con i Decreti legislativi
10 settembre 1991 n. 303 e 15 febbraio 1999 n. 65, le norme
legislative e quelle collettive trovano molti punti di incontro e si
sviluppano su binari paralleli, tant’è che gli A.E.C. sono stati
oggetto di profonde modifiche.
I
consorzi agrari non hanno mai riconosciuto la validità degli A.E.C.,
salvo, ovviamente, quello del 30 giugno 1938, dal quale non si
potevano sottrarre, ed hanno fondato i rapporti con i loro agenti sui
soli contratti individuali, lunghissimi ed articolati, perché
“autarchici”.
4)
Quando si passò da queste forme contrattuali individuali alla
stipula di un vero e proprio accordo economico collettivo fra
Consorzi ed agenti?
Nel
1985. A distanza di vent’anni dalla propria nascita, grazie alle
intense lotte promosse con tenacia, finalmente A.N.S.A.C.A.P. si
sedette al tavolo delle trattative di fronte ad ASSOCAP per
realizzare il primo accordo economico collettivo (va detto, per
precisione, che ASSOCAP lo volle chiamare Accordo Collettivo,
evitando di mettere la parola “economico”, a scanso di equivoci)
sottoscritto in date del 30 giugno 1986.
I
rinnovi successivi portano la data del 21 dicembre 1993, dell’8
maggio 2001, del 3 aprile 2009, e del 23 gennaio 2014.
Quest’ultimo
è scaduto il 31 dicembre 2017, ma non è stato possibile rinnovarlo
per molti motivi organizzativi di ASSOCAP, per cui sono iniziate le
trattative solo nel marzo del 2018 e si conta di poterle concludere
entro l’anno.
L’A.E.C.
è strutturalmente costruito sulla falsariga di quelli esistenti nei
settori commercio ed industria, dai quali si distingue perché si
sofferma con attenzione sulle caratteristiche proprie di questa
categoria, ignorate negli accordi “normali”: il rapporto di
rappresentanza, la gestione del deposito, l’attività continuativa
di incasso, l’incarico di facchinaggio e di trasporto,
Su
questi punti ci sono sempre state e ci sono incomprensioni lessicali
e sostanziali, che si intende superare con il rinnovo in corso.
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Firma dell'accordo economico collettivo del 3 aprile 2009 |
5)
Quali sono tutt'oggi i compiti e le prerogative di A.N.S.A.C.A.P.? E
com'è strutturata territorialmente l'associazione?
A.N.S.A.C.A.P.
è, come già rilevato, una federazione di secondo grado, i cui soci
non sono gli agenti, ma i sindacati provinciali (oggi quasi tutti
interprovinciali, quando non regionali), i quali partecipano
all’annuale assemblea, l’ultima delle quali si è svolta il 18
febbraio 2018.
Il
principale compito dell’associazione è l’aggiornamento della
disciplina collettiva.
Per
poter essere un valido interlocutore nella contrattazione collettiva
è necessario conoscere il più possibile le problematiche locali,
anche personali, per cui l’attività svolta dall’associazione è
finalizzata alla raccolta di informazioni, sia attraverso le annuali
assemblee, sia attraverso un dialogo con i singoli agenti, tenuto
oggi con i mezzi forniti dalla tecnologia, cioè con messaggi e-mail,
informazioni inviate tramite il sito Web e con le molte occasioni di
incontri personali, per fornire assistenza e consulenza contrattuale.
Infatti
A.N.S.A.C.A.P. risponde a tutti i quesiti dei singoli agenti,
fornisce suggerimenti e consulenze contrattuali, sviluppa conteggi
per indennità di fine rapporto, si pone come supporto per fornire la
propria esperienza ai legali nominati dagli agenti, quando è
necessario adire le vie legali.
L’assistenza
ai singoli agenti non dovrebbe essere un compito di A.N.S.A.C.A.P.,
ma è una attività preziosa per raccogliere ogni esperienza ed
arricchire la propria cultura e le proprie informazioni, utilissime
nel confronto con la controparte contrattuale.
Nell’assemblea
del 18 febbraio si sarebbe dovuto illustrare ed analizzare il nuovo
A.E.C., invece ci si è dovuti limitare a spiegare le motivazioni del
rinvio delle trattative e rianalizzare la piattaforma in discussione,
per raccogliere preziosi suggerimenti
6)
Come giudica l'attuale situazione dei Consorzi Agrari italiani,
coinvolti in numerosi accorpamenti e fusioni?
E’
notorio il decadimento complessivo del mondo consortile, dopo la
liquidazione della Federconsorzi.
La
maggior parte dei Consorzi sono stati assoggettati a liquidazione
coatta amministrativa, per lo più con esercizio provvisorio. Alcuni
hanno definitivamente cessato l’attività, altri hanno avuto la
forza di rimettersi in bonis, altri ancora hanno cercato la soluzione
per sopravvivere realizzando fusioni ed accorpamenti.
Da
una presenza consortile diffusa in ogni provincia, oggi la geografia
è profondamente modificata attraverso un processo di accorpamenti
ancora in corso.
La
rete di vendita ha subìto, a sua volta, una ristrutturazione
sostanziale, anch’essa non definitiva.
La
capillarità della presenza dei consorzi era giustificata dalla
necessità di essere il più possibile vicini al cliente. Il
miglioramento della rete viaria e dei mezzi di trasporto ha reso
superflua e molto costosa una rete così diffusa.
La
chiusura di magazzini, oltre ad un risparmio gestionale, ha
rappresentato spesso la soluzione migliore per trovare liquidità,
vendendo gli immobili, quasi sempre collocati in zone strategiche.
Il
mondo consortile vive da anni un continuo divenire ed è ben lontano
dal raggiungere una stabilità.
Le
fusioni, talvolta, sono l’unico strumento per fare sopravvivere
aziende ormai decotte e senza speranza, accorpandole ad altre un po’
più sane per realizzare una diminuzione dei costi ripetitivi e per
eliminare strutture inutilmente duplicate.
Non
sempre, per vari motivi, questa politica di contenimento dei costi si
realizza, ed allora la struttura malata contagia quella sana, creando
un male ancora maggiore di quello che si intendeva sanare.
Non
va dimenticato che i consorzi agrari sono amministrati da dirigenti
eletti dagli agricoltori, soci, a loro volta associati a qualche
associazione agricola. Il c.d.a. così eletto risulta quindi essere
l’espressione dell’associazione cui la maggioranza dei
consiglieri aderisce.
Quasi
tutti i consorzi sono sotto l’influenza determinante di Coldiretti,
mentre ben pochi rientrano nell’alveo dell’Unione Agricoltori.
Le
politiche di fusione e di accorpamenti sono spesso decise dai vertici
di queste associazioni, le quali, troppo spesso, si limitano a
valutazioni “politiche” e non approfondiscono appieno le esigenze
di mercato, le diversità dei territori e le loro vocazioni
culturali, e, soprattutto, la profonde problematiche economiche.
I
consorzi agrari sono cooperative e, come tali, non accolgono capitale
di rischio, ma si limitano alle modestissime quote sociali previste
per tali figure societarie, quindi sono sottocapitalizzati e non in
grado di far fronte alle ingenti problematiche debitorie nelle quali
si dibattono.
In
taluni casi la fusione ha consentito di realizzare economie di scala
rilevanti e la nuova creatura, se pure non naviga in acque ottimali,
migliora le risorse complessive.
In
altri casi il rimedio è risultato peggio del male.
7)
Per gli agenti, nelle attuali condizioni in cui versano i Consorzi
Agrari, sta cambiando qualcosa o i problemi di sempre continuano a
persistere?
Gli
agenti, con rappresentanza e con deposito, sia pure ridotti nel
numero, rimangono sempre il supporto vitale dell’attività
consortile per una serie rilevante di motivi.
Prima
di tutto gli agenti con deposito sono le uniche figure, in questo
mondo, che investono capitali propri e rischiano per scelte fatte da
altri.
Le
attrezzature per la movimentazione delle merci, sia all’interno che
all’esterno del deposito sono, infatti, di proprietà degli agenti,
i quali, se il consorzio chiude, per la cattiva gestione di altri,
sono costretti a svendere il proprio capitale.
Quando
l’agente si avvale dell’opera di personale dipendente, in caso di
chiusura del consorzio, deve liquidare tutte le indennità spettanti
contrattualmente, ma non ha alcuna garanzia di riscuotere le proprie,
perché il consorzio in liquidazione coatta non ha, solitamente, la
possibilità di far fronte ai propri debiti, spesso nemmeno a quelli
privilegiati.
Il
secondo motivo è il rapporto normalmente esistente con la clientela:
l’agente, per ormai antica tradizione, non è solamente il
venditore, ma è anche il consulente e l’amico per l’agricoltore,
il quale rimane legato al consorzio solo perché gli viene portato in
casa dall’agente, di cui ha fiducia e, per lui, a volte, sopporta
anche di pagare i prezzi elevati del listino consortile.
Inoltre
l’agente con deposito, oltre a gestire la merce, promuovere le
vendite e fa le consegne ai clienti, svolge per il consorzio
moltissimi altri compiti di natura amministrativa. Emette le bolle di
consegna e, quasi sempre, le fatture, riscuote sia per le vendite a
contanti, sia per i crediti scaduti, emette le cambiali agrarie,
svolge le attività di promozione delle politiche organizzative del
consorzio, il tutto senza una remunerazione specifica.
Per
non parlare dell’attività di raccolta e di conservazione dei
cereali, di importanza primaria nell’attività consortile, affidata
ai rappresentanti con deposito.
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Un'assemblea A.N.S.A.C.A.P. |
8)
A quanto pare sono ancora molti i punti critici da risolvere per gli
agenti dei Consorzi Agrari e ci auguriamo tutti che vengano trovate
quanto prima soluzioni congrue al loro superamento.
Per
concludere, vorremmo chiederle come vede l'attuale situazione
dell’agricoltura italiana che è, in sostanza, il settore in cui
operano gli agenti?
Sull’andamento
dell’economia in genere, e dell’economia agricola in particolare
può essere detto tutto ed il contrario di tutto: da anni l’Italia
arranca con fatica per superare una crisi epocale e, periodicamente,
i “guru” della politica buttano sul tavolo numeri per dare
speranze di ripresa, o fare le cassandre per togliere le speranze.
L’economia
agricola, oltre ai problemi caratteristici di qualsiasi altro
comparto economico, soffre per l’andamento climatico: la siccità
si alterna con le alluvioni, il grande caldo ed il grande freddo
distruggono i raccolti.
Eppure
in agricoltura si assume ancora e le cronache ci riferiscono di molti
giovani che scelgono di abbandonare la città per la campagna,
naturalmente per culture a professionalità elevata. L’agroalimentare
italiano ha fatto registrare numeri di tutto rispetto e le
esportazioni (malgrado l’Europa…) hanno dato non poco respiro
alla nostra asfittica bilancia dei pagamenti. Si dovrebbe fare
moltissimo di più per valorizzare, in Italia ed all’estero, le
nostre eccellenze agroalimentari locali.
In
Francia ed in Germania l’attività di selezione e valorizzazione
del prodotto agroalimentare viene svolta da organizzazioni statali.
In
Italia è lasciato tutto alle iniziative, anche originali, dei
singoli: basti pensare all’esperienza di F.I.CO. a Bologna, nata
sotto i migliori auspici e capace di grandissime potenzialità per il
futuro nella diffusione della cultura del cibo e della produzione
agroalimentare.
Non
c’è mai stato un intervento pubblico, come in altre nazioni
europee.... ma forse è meglio così.
Bologna,
19 aprile 2018
Paolo
Zangarini