Siamo
stanchi. Sinceramente, ne abbiamo le scatole piene, per non dire di
peggio, di tutti i denigratori del Risorgimento. E' l'ora che si
delineino una volta per tutte dei confini netti, precisi, tra chi è
nostro nemico e chi nostro alleato. In questo mondo confuso, dove
niente è più chiaro e tutto si mescola e si snatura, è sacrosanto
porre dei limiti, piantare dei picchetti e fare quadrato attorno alle
cose che contano davvero, difendendole a spada tratta da ogni attacco
esterno. Si arriva ad un punto in cui dopo avere ascoltato mille
ragioni è necessario tirare un rigo e prendere una decisione, non
curanti di risultare sgradevoli a molti o d'esser tacciati con i
peggiori epiteti. Ed è con stile elegante, ma al contempo ironico,
che la nostra Maria Cipriano, con questo scritto, assesta una
proverbiale staffilata al variegato universo anti-risorgimentale,
smascherandone l'inconsistenza e la pochezza ideologica. Non aggiungo
altro, preferendo lasciare ai lettori il piacere d'addentrarsi
nell'articolo della nostra preziosa collaboratrice. Solo, mi preme
ricordare quanto i sedicenti "cattolici tradizionalisti"
farebbero bene a studiarsi le fulgide personalità cattoliche che
parteciparono al Risorgimento e donarono sangue e vita per la maggior
grandezza d'Italia. Forse allora capirebbero che il loro sbraitare non ha veramente alcun senso.
Sandro
Righini
IL
FANTASTICO MONDO DELL'ANTI-RISORGIMENTO
![]() |
LO SBARCO DEI BORBONI SULLA LUNA, TENUTO NASCOSTO DA UN COMPLOTTO SABAUDO CON LA COMPLICITA' DI GARIBALDI |
Forse
un giorno, a somiglianza dello scrittore britannico John Ronald Reuel
Tolkien, autore della celebre saga “il Signore degli anelli”,
qualcuno si prenderà la briga di inanellare in una saga altrettanto
fantasiosa e di successo l'inesauribile selva di sciocchezze che, da
qualche decennio a questa parte, e con recenti recrudescenze, sono
state lanciate dai più eterogenei spalti contro il Risorgimento
nazionale: il fiore all'occhiello dell'Italia di cui i nostri
antenati si vantavano e all'estero ci invidiavano, e di cui oggi
viceversa ci si dovrebbe vergognare.
Perfino
Giannino Stoppani, il celebre protagonista del “Giornalino di Gian
Burrasca”, l'opera letteraria ideata da Vamba (lo scrittore toscano
Luigi Bertelli che la scrisse nel 1907) che è un classico immortale
della letteratura post-Risorgimentale per bambini, famoso quasi
quanto Pinocchio (l'altro grande capolavoro scritto dal toscano Carlo
Lorenzini nel 1881, e che raggiunse fama mondiale), è orgoglioso del
Risorgimento. Sarà anche lui un massone? Un affiliato della perfida
setta segreta di Memphis-Misraim, un inviato della fantomatica
Massoneria internazionale, o di quella inglese, o di quella di New
York, o di Parigi, o di Montevideo, o di Edimburgo, o ancor di quella
non meglio precisata e che difficilmente si potrà mai precisare, dal
momento che neanche i massoni stessi -per lo più rispettabilissime
persone- vi si raccapezzavano? Saranno dunque anche Gian Burrasca e
Pinocchio nemici giurati del Papa, della chiesa cattolica, della
religione di Cristo, potenziali distruttori di monasteri e di
conventi, oscuri e inconsapevoli strumenti di una setta satanica
mondiale i cui sordidi tentacoli partorirono il cosiddetto
“risorgimento” che altro non fu che un'invenzione, una
pinzillacchera da dar da bere ai gonzi che ci avrebbero creduto
costruendoci sopra la ben nota retorica, vuota, vana e strappalacrime
dei martiri e degli eroi, dei caduti e dei mutilati, dei combattenti
e dei paladini della riunificazione d'Italia? Ebbene sì: per quanto
sembri incredibile, gli spargitori di pettegolezzi
anti-Risorgimentali trovarono da ridire anche su Pinocchio, asserendo
contenesse “chiari riferimenti massonici” anzitutto perchè non
conteneva riferimenti cristiani: come se Cenerentola, Biancaneve,
Cappuccetto Rosso, la Bella Addormentata nel bosco e il Gatto con gli
stivali li contenessero.
E
dunque: è bastato che schizzassero fuori personaggi gratificati
dalla ribalta mediatica di volti noti di gente famosa per le proprie
enciclopediche conoscenze storiche, perchè uno squarcio finalmente
s'aprisse, e una folgorazione ridestasse gli italiani non già alle
glorie di Scipio, all'orgoglio di Roma, e men che meno al rispetto di
se stessi e al semplice buon senso, ma alla più prosaica realtà
dell'autodistruzione: ci fu mai un vero Risorgimento? No, non ci fu.
Quel che credevamo e ci avevano fatto credere i perfidi mestatori,
financo catto-comunisti del secondo dopoguerra che, se pur in forma
ridotta e funzionale ai propri disegni politici, un centenario
riuscirono comunque a celebrare nel 1961, ebbene quello che credevamo
una gloria e un vanto più unici che rari, una luce nella lunga e
dolorosa Storia d'Italia, non fu che un'invenzione, una
turlupinatura, un marchingegno funesto, orchestrato, architettato e
premeditato addirittura fuori d'Italia. In parole povere: una vera e
propria gabbatura della Massoneria. La Massoneria internazionale,
s'intende. Che qualcuno dei solerti ricercatori preferisce però
chiamare inglese, non perchè ne sappia mezza né dell'una né
dell'altra, ma per associazione d'idee con quella che allora era la
prima potenza politica, militare e commerciale del pianeta, nonché
il luogo ove sorse, nel lontano MedioEvo, quell'antica consorteria:
dalla quale risorse, poi, nel settecento, in mezzo a un'incredibile
confusione di documenti, di logge e di patenti di cui neanche
l'esperto pastore protestante scozzese James Anderson riuscì a
trovare il bandolo, la cosiddetta Massoneria moderna, le cui
immaginifiche costituzioni che si rifanno ad Adamo, Noè e Mosè,
tutti proclamati Gran Maestri della Libera Muratoria assieme a Re
Salomone, Nabucodonosor, e, perfino, Cesare Ottaviano Augusto e
Vitruvio, passando per Pitagora e Archimede, con l'aggiunta dei Goti
e dei Normanni, risentono chiaramente del più formalista e
intellettuale tradizionalismo iniziatico inglese dell'epoca, e dunque
non è chi non veda non abbiano e non possono aver nulla a che fare
con il Risorgimento italiano. Eppure, in codesto fumigante paiolo di
cui non è più possibile sbarazzarsi, continuamente ribollito e
rimescolato con rabbia e con dispetto, con odio e con livore, tutta
una serie di apprendisti stregoni della Storia in continuo aumento,
i cui punti cardinali vacillano non appena oltrepassato l'orticello
che si son ritagliati, ha cucinato e impasticciato tutta una
pittoresca controstoria del Risorgimento, non si sa se più sciocca o
più orribile, come sono certe deformità che riescono a contorcere i
tratti della natura in modo da farla sembrare poco meno che
mostruosa.
Ebbene
sì: questi signori sono riusciti a tal punto a contorcere la
limpida, spontanea, semplice e meravigliosa vena Italico-Romana da
cui sgorgò il Risorgimento, sono a tal segno riusciti a inquinare la
falda sorgiva delle sacre memorie di un intero popolo, a insozzarla
con sospetti, calunnie, sberleffi e distorsioni, sono a tal punto
riusciti a sporcare e recar nocumento a una delle poche cose pulite
che agli italiani rimanevano dopo il tracollo della seconda guerra
mondiale, da farla apparire una farsa disgustosa, un ripugnante
inganno, una commedia di dilettanti, intriganti, doppiogiochisti e
masnadieri, meritevoli delle sacrosante censure e degli strali
funesti perfino di qualche amministratore compiacente, perfino di
qualche professore cui improvvisamente è parso utile rivelare la
vera Storia di cui evidentemente non s'era accorto prima, nonché di
simpatizzanti delle più varie risme e ascoltatori estasiati che del
Risorgimento conoscevano giusto il nome, ma, grazie alle sorprendenti
rivelazioni di instancabili ricercatori che hanno scoperchiato
archivi, denudato documenti segreti e decrittato oscure carte note
solo a loro (e chi non ha presente il famoso “documento” da cui
inoppugnabilmente si evince che Garibaldi fu un impenitente
schiavista e pirata?), dalla vera Storia son rimasti folgorati come
S. Paolo sulla via di Damasco, cosicchè a tutti è apparsa chiara
una cosa: che il Risorgimento nostro che mise a rumore mezzo mondo e
attirò sull'Italia le attenzioni e ammirazioni dei popoli, le
simpatie di scrittori, poeti, intellettuali e filosofi, e scomodò e
tolse i sonni ai politici d'alto rango, allarmando cancellerie,
diplomazie e controspionaggi, tenendo costantemente impegnate non
meno di sette Polizie, in verità non è mai esistito: esso fu una
finzione, un'illusione. Una recita, infine: dei protagonisti, dei
comprimari, dei gregari, dei combattenti, dei morti stessi (saranno
poi morti davvero?) e dei loro figli, com'era quel figlioletto
disperato che s'aggirava scalzo e piangente attorno alle mura della
prigione, chiamando il padre, il giovane padre -un semplice barbiere,
carbonaro- morto nel bagno penale di Pescara, per l'Italia.
Ebbene:
di questa grande recita architettata a Londra che fu il nostro
Risorgimento, portato avanti dall'avventuriero Garibaldi (che in
realtà era un capitano di lungo corso con tanto di brevetto e
riconoscimenti ufficiali stranieri, esperto di scienze matematiche e
parlante quattro lingue: inglese, francese, spagnolo e portoghese),
prostrato al leviatano massonico, venduto agli inglesi, additato come
un malfattore nei paludamenti rituali che per breve tempo indossò, e
nelle sue normali e innocue credenze e corrispondenze personali dove
nulla trapela né di scandaloso né di scandalistico né tampoco di
disonesto, ma pur viene presentato nella più fosca e torbida luce,
come una sorta di diavolo che nell'ombra tramasse contro le cose più
sacre della nazione- Dio e la religione-, volendo sostituirvi una sua
religione personale, un nuovo paganesimo italico-Romano, il tavolino
a tre gambe, o chissà cos'altro di turpe e di malvagio-, ebbene di
questo falso eroe è stato ritenuto giusto citare non già le mille
frasi e discorsi solenni, nobili e grandiosi che attirarono stuoli di
volontari italiani e perfino stranieri alla causa limpida e sacra
dell'unità e indipendenza d'Italia, ma la frase che nelle ambasce e
nei continui travagli dell'impari lotta che non aveva tregua contro
forze soverchie che invano cercavano di catturarlo per sopprimerlo,
egli disperatamente pronunciò quando disse che “si sarebbe alleato
anche col diavolo pur di realizzare l'agognata indipendenza, libertà
e unità della Patria.” E si sa che i detrattori del Risorgimento,
una volta abbrancata un'isolata frase, una lettera sospesa, un
appiglio qualunque, una sporgenza sospetta, ci si avvinghiano
abbaiando come mastini, incuranti del fatto che si possono opporre
loro miriadi d'altre frasi o lettere o controprove che li smentiscono
flagrantemente.
Proprio
l'illustre studioso cattolico bolognese Salvatore Muzzi, che mai si
sognò di cambiar religione, rinnegare il Papa o iscriversi alla
Massoneria, avrebbe mai osato tacciar Garibaldi di essere diabolico
né si sarebbe permesso di sindacare le sue convinzioni intime e
personali, in un secolo invaso da sette di ogni specie nelle quali lo
spirito collettivo andava cercando risposte alternative alle eterne
domande dell'uomo. E che a queste domande non desse più risposte
soddisfacenti la religione cristiana tradizionale, era sotto gli
occhi di tutti, dei cattolici medesimi, tant'è che fu proprio uno
d'essi, il francese Ernest Renan, a scrivere quella famosa “Vita di
Gesù” che irruppe in quel secolo come una voce fuori dal coro e
uno scandalo senza precedenti che costò all'”eretico” la perdita
della cattedra al College de France e una volta gli sarebbe costata
il rogo, ma vendette più copie di “Madame Bovary”.
A
smentire dunque le ciarlate dell'anti-Risorgimento, è palese che
l'inquietudine spirituale spontaneamente serpeggiava proprio fra i
cattolici, e segnatamente in Italia l'amor di Patria lievitava
abbondantemente proprio negli uomini di Chiesa, laici ed
ecclesiastici, quegli stessi che i gendarmi anti-risorgimentali
opportunamente ignorano o fingono d'ignorare, così come fingono
d'ignorare i riconoscimenti che, a cominciare da Garibaldi fino al
Regno d'Italia, non si mancò di tributare loro. Ne è un esempio
proprio l'esimio Muzzi il quale ricevette incarichi prestigiosi dal
Governo di Torino, seguendolo dipoi a Firenze e a Roma. Nel 1859
aveva scritto il libro “Biografia di Ugo Bassi”, in cui
riferendosi al coraggioso prete barnabita seguace dell'eroe dei due
mondi, aveva dichiarato senza peli sulla lingua che “solo i pigmei
dello spirito, i bigotti e gli invidiosi rotolavano critiche”.
Proprio
la vicenda di Ugo Bassi offre lo spunto a ulteriori riflessioni sul
ruolo che i cattolici che vestivano l'abito ebbero nel Risorgimento,
dal momento che in modo più o meno eclatante essi disobbedivano al
Papa, e, disobbedendo, si ponevano fuori dalla Chiesa, com'era tante
volte avvenuto nel corso dei secoli e come avvenne anche allora,
quando continuarono a prestare la propria alacre opera in favore
dell'Unità e dell'indipendenza della Patria, della libertà e della
giustizia, ottenendo largo seguito tra la popolazione italiana di
ogni ceto che pretendeva da loro la compartecipazione agli ideali
risorgimentali. Manifesti di protesta apparvero subito dopo la
fucilazione di Ugo Bassi sui muri di Bologna: “Piangete la morte
dell'immortale Ugo Bassi! Il sangue suo grida vendetta. Tremate, sì
tremate! Infami e scellerati tedeschi!”, mentre il prete poeta
Cesare De Horatiis gli dedicava versi che lo scolpivano trionfante
nell'empireo. La popolarità di Ugo Bassi che incarnava il
prete-patriota, una figura ricorrente e amatissima nel Risorgimento,
crebbe al punto che, dopo l'Unità d'Italia, la Massoneria italiana,
che negli anni del Risorgimento era formata da piccoli gruppi
localistici piuttosto esigui e precari, raggiunta una stabilità
organizzativa solo dopo il 1861, cominciò a ritagliarsi un ruolo
retroattivo di primo piano che non aveva mai avuto nel Risorgimento
nè poteva aver avuto, essendo le logge italiane di quell'epoca i
resti confusi delle antiche logge murattiane, inglesi e d'altra
natura. Questo presenzialismo della Massoneria, comprensibile con il
clima patriottico di cui era permeato il Regno d'Italia e che serviva
a darle lustro e credibilità di fronte alla nazione, è riconosciuto
anche dall'enciclopedia Treccani che espressamente ne parla. In un
convegno svoltosi nel 2011 fra storici e studiosi radunati a Cento in
provincia di Ferrara (paese natìo di Ugo Bassi), si discusse se
veramente Ugo Bassi fosse massone, così come attestato ai primi del
novecento dalla Massoneria italiana, e molti dubbi sono stati
espressi, non risultando convincenti i pochi indizi addotti, quando
anche i Fascisti s'interessarono alla questione. Per risolvere un
problema che oggigiorno desta inquietudine in molti per la non felice
nomea che si è formata attorno a quella consorteria, va precisato
che i pochi massoni italiani, quando parteciparono al Risorgimento (e
di molti sappiamo che vi parteciparono attivamente), lo fecero a
livello individuale, anche perchè le costituzioni massoniche
vietavano espressamente ogni attività politica e, più ancora, ogni
ribellione al potere costituito. Di conseguenza è facile che Ugo
Bassi avesse semplicemente conosciuto l'esiguo gruppo di massoni
della minuscola loggia “Concordia” di Bologna, intessendo con
essi amichevoli rapporti di scambio speculativo e culturale. Del
resto, nessun accenno alla Massoneria venne fatto né dagli austriaci
né dai sacerdoti a cui gli austriaci chiesero l'avallo per la
fucilazione del prete-patriota, al quale fu trovato addosso “il
trionfo della Croce”, un libro che stava scrivendo, il quale assai
poco si attaglia a quel cenacolo di libero pensiero
astratto-iniziatico che era -e credo sia ancora- la Massoneria.
Bisogna dunque sfatare la leggenda della sua onnipresenza nel
Risorgimento, restituendo ad essa il ruolo storico che veramente ebbe
in quegli anni, così come attestato anche dal convegno di Cento, in
cui è stato ribadita la sua funzione minoritaria nella costruzione
dell'Unità d'Italia.
I
cattolici anti-Risorgimentali devono perciò rassegnarsi al fatto che
stuoli di religiosi presero parte attiva al Risorgimento italiano
seguendo semplicemente la stessa voce del cuore che irresistibilmente
portò gli Italiani a coronare finalmente un sogno di secoli che
sembrava irrealizzabile. Per far questo, non esitarono a patire
lunghi travagli e a morire nei bagni penali -come l'abruzzese Don
Michelangelo Forti, latinista insigne, convertito all'idea dell'Unità
d'Italia non certo dalla Massoneria bensì vedendo le insopportabili
malefatte della polizia borbonica avverso qualunque vagito di
libertà, morto nel bagno penale di Nisida dopo essere stato
arrestato il 9 agosto del 1850 alla fine di un inseguimento nelle
campagne ove si nascondeva nei pagliai protetto dai contadini che
pagarono caro questo ardire-, nonostante i gendarmi odierni
dell'anti-Risorgimento che si presentano quali inviati di Dio che
avrà ben altri a cui rivolgersi, li considerino solo dei fantasmi
senza importanza, rinnegati, apostati e traditori di Cristo. Come don
Pietro Boifava di Brescia e don Filippo Patella di Agropoli in
provincia di Salerno: il primo, fra i principali protagonisti
dell'insurrezione di quella città contro gli austriaci, fece fondere
i candelabri della sua chiesa per sopperire alla mancanza di
munizioni durante un attacco, l'altro, dopo aver subito persecuzioni,
maltrattamenti ed esilio, combattè eroicamente su tutti i campi di
battaglia con Garibaldi, da Calatafimi al Volturno, meritandosi il
grado di colonnello, e, dopo l'Unità, finalmente godette il meritato
riposo come Preside di uno dei tanti prestigiosi Licei Statali
fondati a Napoli dal Regno d'Italia, e tuttora operanti.
Ma
l'adagio degli odierni soloni lo conosciamo: se i preti da principio
appoggiarono l'Unità d'Italia, dipoi, accortisi del fatale errore e
scoperto il diavolo massonico che tramava dietro le quinte, di fronte
alle leggi laiche del novello Stato (il matrimonio civile, la
soppressione di taluni ordini e conventi ritenuti superflui nella
gran pletora medioevale esistente, la limitazione della manomorta che
soffocava l'economia, il primo abbozzo di una legge sul divorzio
peraltro mai approvata, etc.) fecero precipitosamente marcia
indietro. Il che nessuno nega che avvenne soprattutto in capo a molti
Vescovi che per forza di cose si ersero a contestare quelle leggi,
epperò non intaccò la vita religiosa della nazione che proseguì
normalmente né fu distolta e tantomeno rivoluzionata da nulla, al
punto che gli italiani non solo non cambiarono religione nè
divennero atei né si ribellarono alle autorità ecclesiastiche, ma
rimasero tal quali erano prima, nelle pratiche, nelle devozioni, nei
riti e nelle credenze. E forse avrebbero fatto meglio invece a
cambiare registro, dal momento che la potentissima “Massoneria
internazionale” non meglio precisata che stava dietro al
Risorgimento e al Regno d'Italia non fu evidentemente capace
d'impedire, da lì a pochi decenni, l'ascesa inopinata in politica di
un partito cattolico tenace e organizzato creato dalla Curia Romana,
e di un partito socialista altrettanto organizzato con fili e legami
all'estero, che sarebbero stati la spina nel fianco e il capolinea
definitivo del Regno d'Italia nato dal Risorgimento. Era dunque una
Massoneria che valeva ben poco quella che non riuscì ad arginare i
propri stessi nemici i quali si diffusero in lungo e in largo nella
penisola con le loro associazioni, leghe e istituzioni, piantandovi
quel seme dissolutore che deflagrò dopo la Grande Guerra in un vero
e proprio attacco frontale allo Stato, causando l'insorgere
inevitabile del Fascismo.
Che
dunque proprio al “diabolico mangiapreti” Garibaldi s'accodassero
schiere di religiosi di vario ordine e rango, studiosi e
predicatori, nessuno dei quali si sognerebbe di dar retta ai
denigratori del nostro misero presente, non è importante per questi
nuovi storici, né conta nulla la schiera silenziosa di quei prelati
che, costretti loro malgrado a soffocare le proprie intime
convinzioni per quieto vivere della Chiesa e rispetto del Papa, per
non incorrere in ire ulteriori d'intoccabili sfere superiori, o per
cercar d'allentare odi e tensioni, si tennero defilati, limitandosi
ad aiutare e consigliare, come avvenne proprio nella vicenda di Ugo
Bassi, che fu protetto da svariati superiori, tra i quali il
cardinale Filippo Caracciolo di Napoli, timorosi dei rischi cui si
esponeva, solleciti nel consigliargli prudenza e nel pregare Dio che
lo salvasse, il che non servì comunque: venne infatti arrestato
dalle guardie pontificie e fucilato dagli austriaci a Bologna l'8
agosto 1849, con la falsa accusa di essere in possesso di armi, che
era quella che serviva appunto per fucilarlo e dunque toglierlo di
mezzo.
Ma
tant'è: qualunque cosa si possa dire, le circonvoluzioni
dell'anti-Risorgimento non disarmano, e continuano indisturbate a
inanellare le più fantasiose riprove dell'empietà e diavoleria del
processo Risorgimentale, che pretendono di avvalorare con documenti
pescati alla rinfusa, non di rado falsi o interpretati a comodo,
ignorandone di proposito i molti altri che li contraddicono, e
anzitutto ignorando i fatti e la critica storica senza la quale è
impossibile fare Storia seriamente. E che la Storia sia strapazzata
in lungo e in largo ai giorni nostri, lo si vede proprio dai
luccicanti riverberi che ha suscitato nel gran mare d'ignoranza che
ci circonda, prodigo di consensi, approvazioni e plausi, il che
istintivamente ci riporta a quella massima del Vangelo secondo cui
“se un cieco accompagna un altro cieco, tutti e due finiranno nel
fosso.” E certamente è finita nel fosso la storiografia
Risorgimentale e del Regno d'Italia, se uno dei maggiori documenti
citati con gran enfasi dai questi detrattori odora sonoramente di
falso, tra i moltissimi in circolazione nell'ottocento sulle sette
segrete, che la curiosità e le fantasie alimentavano, generando
numerosi apocrifi: è la cosiddetta “Istruzione permanente
dell'Alta Vendita” (s'intende carbonara), che in nessun libro serio
sulla Carboneria viene accreditata, consistente in una serie
d'incartamenti definiti segreti, dal contenuto minaccioso e
sovversivo contro la Chiesa, la religione e l'ordine costituito, in
realtà preparati a tavolino e capitati guarda caso al momento giusto
nelle mani del Papa, cui serviva qualcosa di scritto da agitare
davanti a Metternich affinchè l'Austria si decidesse a reagire da
par suo di fronte al dilagare in Italia della Carboneria che già ai
primi dell'ottocento appariva palese. Non sapendo che pesci pigliare
né dove andare a ricercare le cause e, peggio ancora, i fini della
setta, le sue misteriose locazioni né, tantomeno, chi vi partecipava
(che poteva esser chiunque), gli uomini di Chiesa elaborarono essi
stessi o credettero di poter desumere la teoria che sembrava loro più
attendibile e soprattutto più allarmante per l'Austria in modo da
spronarla a prendere drastici provvedimenti: cioè che vi fosse un
oscuro complotto internazionale a livello europeo per togliere di
mezzo il cattolicesimo e il Papato, unitamente ai Re e ai Principi.
Il che tra l'altro non presentava nulla di clamoroso rispetto a ciò
che aveva già detto la Rivoluzione francese. Ma non apparendo
credibile neanche al sospettoso Metternich che la Carboneria
italiana, nata presumibilmente nei boschi del mezzogiorno (era
infatti una consorteria povera e democratica, al contrario della
ricca e aristocratica Massoneria) potesse tanto né che nulla
c'entrasse con la Rivoluzione francese, ecco che la misteriosa Alta
Vendita carbonara viene allora agganciata alla ben più altolocata e
blasonata Massoneria, di cui tutti conoscevano il nome e la fama,
nonché le elitarie appartenenze e la locazione esclusivamente
cittadina. Ma ciò facendo s'inciampa in una serie di passi illogici,
dal momento che tra le pochissime cose che si sanno della Carboneria
è che, per ovvie ragioni di sicurezza, gli adepti non potevano
assolutamente comunicare per iscritto tra di loro, tantomeno coi
verbosi sproloqui contenuti nel suddetto documento, e ancor meno
esprimersi con un linguaggio esplicito (usavano infatti un linguaggio
rigorosamente cifrato), mentre è risaputo che la Massoneria, in
particolare quella inglese, tutto aveva in mente fuorchè il
sovvertimento del potere costituito, di cui anzi costituiva una longa
manus e un centro di spionaggio all'estero, in particolare in Italia,
dove appoggiava i Borboni e tutti i legittimi sovrani. L'”Istruzione
permanente dell'Alta Vendita” è dunque un documento sonoramente
falso, scritto per secondi fini, accorpando la Carboneria italiana
alla Massoneria onde rendere più efficace la teoria del complotto
internazionale, nel quale si attribuisce alla Carboneria italiana
nientemeno un ruolo politico di primo piano in Europa ai primi
dell'ottocento che è storicamente inverosimile, oltre ad essere del
tutto insostenibile dal punto di vista logico e quindi assurdo.
Tutto
ciò la dice lunga sull'attendibilità di sbandierate fonti
documentarie che sono dei falsi manifesti che il fantasioso mondo
dell'anti-Risorgimento disinvoltamente esibisce -e che più di una
volta hanno costretto il British Museum chiamato avventatamente in
causa a intervenire con smentite-, presentandole come le autentiche
prove della natura maligna, artefatta, atea e massonica del
Risorgimento, il quale sarebbe stato parte di un diabolico piano
generale di distruzione del cristianesimo e del Papato, quando la
Storia sufficientemente dimostra che sono la Chiesa e il Papato ad
essersi sempre spontaneamente adeguate alla realtà storica e al
potere di turno, quando non erano forti abbastanza da contrastare i
naturali cambiamenti che l'insopprimibile anelito di libertà recava
inevitabilmente con sè in capo agli stessi pii ministri, i quali, a
lungo detentori esclusivi della cultura, paradossalmente
contribuirono essi stessi a porre le premesse di quei cambiamenti che
portarono infine gli Italiani a ribellarsi spontaneamente alle
dominazioni straniere, allo strapotere della Chiesa,
all'analfabetismo e alla miseria, riconoscendo nei grandi
protagonisti del Risorgimento nazionale coloro che li avrebbero
affrancati dal secolare servaggio, in un nuovo Stato che, se pure non
fu perfetto, costituì una tappa fondamentale dell'emancipazione
politica, civile, economica e culturale dell'Italia e degli Italiani.
Maria
Cipriano