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mercoledì 3 agosto 2011

La Vetrinetta V - Recensioni

GLI UOMINI SILURO

UN PO’ FUORI DEL MONDO E DEL TEMPO…
Rievocando la splendida avventura di Emilio Bianchi e di altri arditi del mare.
Autore: Ferruccio Bravi

   
NOVITA'  2011 RECENSITA IN:

  

Per i rapporti tra l'autore e gli operatori di Bocca di Serchio:  

http://www.lacittadella-web.com/forum/view...?f=48&t=372


Ci ha piacevolmente stupito questo volume….

… di 150 pagine, edito dal gruppo di studio “Avser’”. Si tratta, infatti, di un aggiornamento con l’utilizzo dei commenti di Ferruccio Bravi a corredo, come recita l’introduzione, del volume Pagine di Diario 1940-1945 - memorie di guerra e di prigionia di un operatore dei mezzi d’assalto che fu scritto dalla Medaglia d’Oro al Valor Militare Emilio Bianchi, uno degli eroi dell’assalto con i “maiali’” alla rada di Alessandria d’Egitto nel dicembre 1941. Il Diario, in origine, era un testo di oltre 300 pagine che attraverso la testimonianza di Bianchi, marinaio classe 1912, tracciava un po’ tutta l’epopea della specialità dell’assalto subacqueo e di superficie della nostra marina, regia o repubblicana che fosse.

Ora, questo libro riprende il corso della narrazione, aggiungendo commenti, storie di vita vissuta e una serie di particolari estremamente interessanti; il tutto sulla traccia originale.

Il testo si divide in due parti: la prima di circa 70 pagine, e una seconda in cui sono raccolte le note al testo assai dettagliate, alcuni documenti storici come lettere e il famoso decalogo della Xa MAS, e una serie di utili schede di tutti gli operatori subacquei che, a vario titolo, operarono tra le fila della R. Marina o della Xa MAS nella Seconda Guerra Mondiale.

La lettura è estremamente godibile, la narrazione storica si intreccia alla ridda di dettagli e particolari sulla vita degli operatori d’assalto il cui nome sarà destinato a divenire leggenda come Teseo Tesei, Vittorio Moccagatta, Luigi Durand De La Penne e Salvatore Todaro , ai cui nomi non a caso oggi sono dedicate intere classi di navi militari italiane, subacquee e non.

Abbiamo seguito perciò la narrazione agile e appassionante e che come un’ideale, sottile linea rossa di crimeiana memoria, ci ha condotti attraverso i difficili mesi di guerra, ove, come qualche altro ha ricordato, 100 uomini fuori dal comune si batterono valorosamente, e efficacemente, contro due flotte.

La seconda parte del testo riunisce come già detto una serie di documenti, comprese le agili schede biografiche di coloro che nelle vicende dei nostri operatori dell’assalto navale lasciarono un indelebile marchio, cui si aggiungono inoltre schede di organigrammi, liste di navi affondate, le medaglie al valore concesse, le fonti archivistiche, queste ultime veramente notevoli.

Ciò che preme sottolineare è come questo testo così composto sia divenuto un vero e proprio manuale delle vicende belliche della Xa MAS, riunendo elementi di cui talvolta si sente la mancanza qualora si tenti di ricostruire, magari con gli stessi protagonisti, l’evolversi degli eventi storici; personalmente abbiamo avuto infatti modo, nel corso degli anni, di intervistare personaggi come Sergio Denti e Pasca Piredda che della Xa MAS e dei suoi uomini, come del loro comandante, ci narrarono episodi ed avventure.

Testimonianze preziose, cui faceva però sempre da contraltare un lungo lavoro di contestualizzazione storica e di esatto riferimento cronologico. Si avverte quindi la necessità di testi come quello pubblicato dal Gruppo “Avser”, che consigliamo caldamente a tutti coloro abbiamo interesse nelle vicende militari dell’ultimo conflitto, o più in generale in quelle della nostra Marina.

Inoltre, il tono generale dello scritto, è bene sottolinearlo, non è mai apologetico del periodo mussoliniano o gravido di inutile odio verso gli avversari che le vicende belliche hanno dato in sorte ai nostri operatori; traspare piuttosto una profonda, radicata convinzione del proprio operato, della saldezza dello spirito di corpo che nasce e si consolida tra uomini che condividono pericoli e difficoltà, e l’appassionato ricordo di chi è caduto sul campo dell’onore.

Se, infine, un appunto all’opera va fatto, questo riguarda la mancanza di un riferimento postale o di altro tipo cui rivolgersi per l’acquisto di questo libro, o di altri testi della numerosa collana edita sempre dallo stesso gruppo su argomenti storici, economici e sociali altrettanto interessanti, anche se una piccola ricerca in rete potrà forse ovviare al problema. Libro assolutamente consigliato.


Luigi Carretta







(Recensione pubblicata il 29 gennaio 2011 da: G.M.T. di studio e ricerca storica c/o Fe.C.C.Ri.T. – Via Brennero, 52 - 38100 TRENTO TN).
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martedì 2 agosto 2011

La Vetrinetta IV - Recensioni

La più bella recensione a:

LA DALMAZIA VISTA DA UN DALMATA
di G.De Zorzi ed F.Bravi (Edizione 1995).

Tutti i giochi sembravano fatti.
Sembrava che dell'Istria e della Dalmazia si fosse perduta ogni traccia d'Italianità ed invece, irriducibili guerrieri, gli Istriani ed i Dalmati sempre più uniti, ci sostengono nel credere che un giomo queste terre tomeranno alla Patria.
Ogni incontro con un dalmata è una boccata di aria pulita, è un esempio da imitare.
Sono tante le opere che ci ricordano l'italianità storica, quella che si perde nella notte dei tempi, delle terre irredente rese sacre dal sangue delle tante vittime della ferocia slava e dalle sofferenze dei 350.000 profughi che seppero dare una lezione ai tanti italiani che si inchinavano e plaudivano all'invasore.
L'opera presentata ha il pregio di darci un quadro chiaro e sintetico della Dalmazia; l'orografia, l'etnologia, la preistoria, Roma, il medio Evo, Ragusa, Venezia, D'Annunzio, parlano «italiano», nulla concedono alle popolazioni barbariche, attestate oltre le Alpi Dinariche, che guardavano ai latini della costa come ad un faro di civiltà.
Se qualcuno ha dubbi sull'italianità di queste terre studi queste pagine e rifletta sul grande crimine storico che è stato operato con l'avallo di tante componenti dell'Italia democratica. Ancora oggi, dopo la vergogna di Osimo, si levano voci a richiamare chi si appresta a richiedere un minimo di diritto per tornare in possesso dei beni perduti.
Con il corredo di immagini e fotografie e la vasta «guida alle fonti» l'opera ci porta per mano a visitare i Municipi che testimoniano con l'architettura, i nomi, le opere, la partecipazione alle guerre patriottiche, la vita culturale e le figure emergenti, quanto noi dobbiamo alla Dalmazia e quanto essa sia legata a doppio filo con la sponda antistante. Abbiamo deluso questi nostri fratelli.
De Zorzi ci consegna questa sua fatica come una piccola enciclopedia da consultare «ogni qual volta sei giù di morale, quando ti senti piccolo piccolo e ti assale la voglia tutta italiese di piangerti addosso».


NUOVO FRONTE N. 151 (1995) Rubrica "Leggiamo assieme" a cura di M.Bruno.


La pubblicazione, da tempo esaurita, è consultabile presso le seguenti biblioteche:
BO0304 Biblioteca comunale dell'Archiginnasio - Bologna – BO
BO0526 Biblioteca del Dipartim. archeologia dell'Univ. di Bologna - BO
BR0003 Biblioteca provinciale - Brindisi - BR
CA0010 Biblioteca comunale di studi sardi - Cagliari - CA
CA0240 Biblioteca comunale Is Bingias - Cagliari - CA
FI0098 Biblioteca nazionale centrale - Firenze - FI
GO0025 Biblioteca statale Isontina - Gorizia - GO
NA0079 Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele III - Napoli - NA
RM0267 Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II – ROMA
RN0013 Biblioteca civica Gambalunga - Rimini - RN
TS0162 Biblioteca del Dip. socio-politico dell'Universita di Trieste - TS
TV0114 Biblioteca comunale - Treviso - TV
TV0121 Biblioteca civica - Vittorio Veneto - TV
VI0096 Biblioteca civica Bertoliana - Vicenza – VI


IL GARIBALDINO DI EGNA

UN GARIBALDINO DIMENTICATO: CAMILLO ZANCANI DA EGNA
Autore: ACHILLE RAGAZZONI

Un personalizzato austriaco ricorda

il garibaldino Camillo Zancani

 

Nonostante il nome sia sconosciuto ai più, gli appassionati di storia risorgimentale e gli studiosi dell’epopea garibaldina conoscono molto bene Camillo Zancani, sia per l’essere stato uno dei ”Mille” sia perché fu l’unico alto-atesino del gruppo.*
Nato nel 1820 ad Egna, un piccolo comune dell’Alto Adige (attualmente in provincia di Bolzano, ma all’epoca ancora ricadente nel comprensorio di Trento), Zancani partecipò a tutte e tre le guerre d’Indipendenza e naturalmente all’avventurosa campagna del generale nizzardo (compresa l’impresa sull’Aspromonte), contribuito fondamentale all’Unità d’Italia.
Di lui ha scritto Achille Ragazzoni, presidente del comitato bolzanino dell’Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano, nel volume ”Un garibaldino dimenticato: Camillo Zancani da Egna” pubblicato nel 1988 in occasione delle celebrazioni per il centenario della morte avvenuta il 26 dicembre 1888.
Adesso, a distanza di 120 anni dalla scomparsa di Zancani, Ragazzoni che è anche appassionato collezionista, ha ordinato presso le Poste austriache un francobollo personalizzato con l’effigie del garibaldino.



Nota filatelica:
La carta valore utilizzata per questo dentello è quella con lo sfondo azzurro e scritta in tedesco “Österreich” (esiste anche in giallo, con la scritta “Austria” e nei formati orizzontale e verticale emessi tra il 2005 e il 2006 in fogli di 20) e valore nominale da 65c corrispondente alla tariffa prioritaria di I porto (fino a 20g) per i paesi europei (per questi dentelli, i nominali sono altrettanto personalizzabili, variando da 55c a 100c di euro).
Le poste di Vienna, insieme a quelle di molti al-tri paesi, realizza francobolli personalizzabili con immagini e fotografie fornite direttamente dai clienti, sin dall’emissione del 5 dicembre 2003 (Unificato europa 2009, n.2287/2288).
 
* Più esattamente, come risulta dalla lista dei garibaldini del Tirolo Cisalpino in appendice al precedente saggio di Achille Ragazzoni (Garibaldi nostro: la campagna del Tirolo, Zancani e le altre camicie rosse atesine) C.Z. non fu l’unico volontario garibaldino dell’Alto Adige. – n.d.c.].


Francesco De Carlo Cronache di Posta (01.01.2009 12:01).








 




IL "TODESMARSCH" DEI LADINI
BEGLI ESEMPI! BEGLI ESEMPI! – IN MARGINE AI “BIMILLENARI LADINI”
Autore: Bodincvs (Aurelio Garobbio, letterato ticinese esule in Italia)
Edizione del “Centro di Studi Atesini”, Bolzano. 

recensito in:

"BORGHESE", 2. I. 1989: Libri nuovi e vecchi: latinità tedeschizzata, pg. 282.

 
In Alto Adige, accanto a “italiani” e “tedeschi”, vive un terzo gruppo linguistico, il ladino. La Volks-partei tende a “proteggerlo”, ossia ad appropriarsi dei suoi voti, come se si trattasse di popolazioni tedesche. E c’è stato chi, sulla rivista Letture trentine ed altoatesine, commemorando i duemila anni dei Ladini, (duemila anni trascorsi dal loro ingresso nel mondo romano, si noti, non nel mondo germanico) ha auspicato che le “legittime aspirazioni” dei Ladini dell’Alto Adige a che la loro non si riduca a una “lingua tagliata” trovino accoglienza “sull’esempio dei reto-romanci svizzeri del Canton Grigioni”.

Ecco, da questa frase trae spunto il Gruppo di studio Bodincus del benemerito Centro di Studi Atesini per denunciare come quell’esempio (“i reto-romanci del Canton Grigioni”) sia pessimo, perche in Isvizzera i Ladini (cioè latini) e i Romanci (cioè di Roma) che parlano i loro dialetti van sempre più diminuendo, nonostante gli aiuti “ufficiali” di Berna. La verità che Bodincus drammaticamente denuncia è la progressiva tedeschizzazione della Svizzera ai danni anche della cultura italiana: il Canton Ticino da italiano sta diventando mistilingue, con arretramento della presenza della lingua italiana a tutto vantaggio del tedesco (per accertarsene basti dare un’occhiata alle scritte nei negozi, elemento fondamentale per comprendere chi siano i visitatori di una zona: intorno alla romana Stazione Termini ogni anno si moltiplicano le iscrizioni in arabo…). Nei Grigioni la presenza ladina e romancia si sta riducendo al lumicino: pochi parlano quei dialetti, per intendersi fra loro ricorrono al tedesco, nelle scuole l’insegnamento è sempre più in lingua tedesca, e Berna invita ad usare, come lingua comune, un romancio tedeschizzato. Insomma da linguaggi neolatini si passa a linguaggi tedeschi, con le conseguenze anche in termini culturali.

Bodincus si ende conto delle difficoltà di cinque o sette o nove dialetti parlati da Ladini e Romanci nei Grigioni privi di una Koiné, ma difende a spada tratta questa molteplicità, perché l’unica alternativa è di fatto costituita dal trionfo del tedesco. Un dialetto tedeschizzato prima, il dialetto svizzero-tedesco poi (e la base culturale solo tedesca).Quindi anche in Alto Adige bisogna difendere (è l’implicita conclusione) la latinità dei Ladini, impedendo che, sulla traccia dei cattivi esempi elvetici, vengano assorbiti dal mondo tedesco (che del resto già in epoca asburgica perseguiva tale scopo, per impedirne tanto la loro possibile italianizzazione quanto il mantenimento dei loro caratteri latini).